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domenica 16 settembre 2012

Scontro sull'ultimo oceano incontaminato "I neozelandesi non vogliono salvarlo"

da www.repubblica.it

IL CASO

La Nuova Zelanda blocca la proposta degli Stati Uniti riguardante la salvaguardia del Mare di Ross con l'apertura di una riserva marina: "In quel tratto di mare ci sono i nostri pescatori". Non basta l'appello del segretario di stato americano Hillary Clinton di UGO LEO

LONTANO migliaia di chilometri dall’ultimo insediamento umano, sopravvive l'unico oceano della terra rimasto incontaminato e selvaggio: il Mare di Ross, posizionato in prossimità dell'Antartide. Con un'estensione pari a quella dello stato dell'Alaska, è la zona di mare più isolata della Terra, un luogo dove foche e pinguini possono ancora dominare le onde.
LE IMMAGINI Il mare di Ross 1
Ma un progetto di salvaguardia ambientale lanciato dagli Stati Uniti oggi rischia di saltare per colpa del mancato accordo con la Nuova Zelanda. Uno scontro che mette a rischio la preservazione di quest'area unica nel suo genere.

VIDEO L'ultimo oceano incontaminato 2

L'intervento della Clinton. La sorte del Mare di Ross è ormai al centro di un confronto diplomatico tra le due nazioni. Falliti i primi compromessi, sembra ormai essere svanita la possibilità di stringere un accordo sul futuro dell'oceano, per la creazione di un grande parco marino con il divieto di pesca e dove gli scienziati possano studiare il cambiamento climatico.

La causa è stata appoggiata anche dal segretario di Stato americano Hillary Clinton, da quando, giunta in visita alle Isole Cook il mese scorso, ha descritto il Mare di Ross come "una delle ultime grandi aree marine naturali del pianeta" e ha promesso che gli Stati Uniti avrebbero lavorato con altri Paesi, "in particolare la Nuova Zelanda" per stabilire le aree protette.


Nessun accordo. Ma nonostante la pressione diplomatica degli Stati Uniti, il progetto ha visto l'opposizione degli esponenti politici della Nuova Zelanda. Il motivo principale risiederebbe negli interessi dei neozelandesi legati alla pesca in questo tratto di mare. Anche se il pescato proveniente da quel territorio è meno del 2% dell'intero fatturato del settore ittico del paese. Secondo il New Zealand Seafood Industry Council, il carico proveniente dal Mare di Ross porta alla nazione solo 16 milioni di dollari rispetto al patrimonio ittico nazionale che ammonta ad un miliardo di dollari.

Gli Stati Uniti non hanno interessi di pesca nel Mare di Ross, anche se il pesce catturato finisce spesso nei ristoranti americani di fascia alta, commercializzato come branzino cileno. Ad essere preoccupati in vista di una chiusura della pesca nel Mare di Ross ci sarebbero, oltre ai pescatori della Nuova Zelanda, anche i pescatori provenienti da Corea del Sud, Russia e altre nazioni che colonizzano l'oceano ormai dal 1990.

I neozelandesi si difendono. Il portavoce della New Zealand Seafood Industry, Don Carson, ha spiegato che la Nuova Zelanda basa la sua pesca su decine di specie, catturate in luoghi diversi. "Nel Mare di Ross peschiamo in un'area limitata, per un periodo limitato. Non vogliamo essere sballottati dai venti del sentimento popolare - aggiunge il portavoce - quando questo sentimento si basa su un equivoco che si è creato a causa di quello che sta accadendo".

Peter Young, un cittadino neozelandese che ha recentemente diretto un documentario ambientale sul Mare di Ross dal titolo "The Last Ocean", sottolinea la necessità di far rientrare l'oceano nell'accordo internazionale che protegge l'Antartide dallo sfruttamento. "Quasi tutti gli oceani della Terra sono stati colpiti e influenzati dall'umanità - dice Young -. Questo è uno degli ultimi posti salvi, dobbiamo fare in modo di proteggerlo per avere qualcosa da trasmettere alle generazioni future".

(16 settembre 2012) © Riproduzione riservata

sabato 11 giugno 2011

Sensazionale scoperta in Antartide: Team di scienziati scopre una “porta” spazio-temporale

Articolo tratto da 2due righe (http://www.2duerighe.com), da quest'articolo in poi articoli anche sulla pagina fan di Facebook su "Il Mondo Futuro".

di Roberto Mattei

L'Antartide non finirà mai di stupire e regalare nuove sorprese. Il continente più gelido, remoto e inospitale della Terra, con temperature che toccano anche i -80 gradi centigradi, potrebbe nascondere un vero e proprio museo archeologico, sotto la spessa coltre di ghiaccio che avvolge il 95 per cento del suo territorio e che raggiunge una profondità media di oltre 2000 metri. Qui, 4 mila scienziati, di 46 paesi del mondo, conducono da oltre cinquant'anni le ricerche più impensabili e l sempre in questo luogo avvengono strani e incredibili fenomeni scientifici, alcuni dei quali ancora inspiegabili.

E' ciò che è accaduto a un team di scienziati britannici e statunitensi lo scorso mese di maggio.

Gli studiosi stavano lavorando a un comune progetto di climatologia quando hanno assistito a un evento da film di fantascienza: un insolito vortice, stazionava in quota senza mai muoversi di un solo centimetro, nonostante le elevate raffiche di vento spostassero le nuvole tutt’intorno. All'inizio si era pensato a una tempesta polare ma, la staticità del mulinello e l'inconsueta nebbia che lo avvolgeva, hanno spinto i ricercatori a indagare sul fenomeno. Gli uomini hanno approntato un pallone meteo legato a un argano, completo di una radio sonda per il rilievo delle proprietà fisiche (temperatura, umidità relativa, pressione e velocità del vento) e un cronometro scientifico per la registrazione dei tempi di lettura. L'oggetto è stato poi rilasciato e fatto risucchiare all'interno del vortice per il tempo strettamente necessario alle misurazioni.

Dopo alcuni minuti un risultato inquietante: il cronometro segnava la data del 27 gennaio 1965 e tutti i dati calcolati indicavano valori incompatibili con le normali caratteristiche di una tromba d'aria. L'esperimento è stato ripetuto più volte e sempre con gli stessi risultati. Uno degli scienziati che ha partecipato ai vari test, lo statunitense Mariann McLein non solo conferma l'accaduto ma evidenzia anche che l'intero episodio è stato segnalato ai servizi segreti militari e alla Casa Bianca. Da prime indiscrezioni pare che si tratti di una “porta” spazio-temporale, cioè uno “tunnel” che permette non solo uno spostamento geometrico attraverso lo spazio ma anche un cambiamento temporale. Una sorta di viaggio attraverso il tempo (avanti e indietro) e lo spazio.

A qualcuno potrà sembrare paradossale ma quanto è avvenuto in Antartide potrebbe trovare una spiegazione razionale nella teoria del “Ponte di Einstein-Rosen”. All'inizio del secolo scorso, i due scienziati congetturarono una “galleria gravitazionale” o wormhole, cioè una “scorciatoia” da un punto dell'universo a un altro che consentirebbe di viaggiare tra di essi più velocemente di quanto impiegherebbe la luce a percorrere la distanza attraverso lo spazio normale. Come vedete non sono concetti da rubrica di misteri ma vere e proprie nozioni di fisica che ciascuno di noi può approfondire anche attraverso il web. Questo fatto sensazionale arriva in coincidenza di un'altra strabiliante scoperta fatta dai satelliti americani e diffusa dalla rivista Daily Galaxy: la presenza di una struttura antichissima sotto il suolo antartico.

La scoperta ha alimentato la curiosità di ufologi e sostenitori delle teorie del complotto, secondo i quali i militari americani stiano nascondendo il rinvenimento di un UFO o una grande apparecchiatura tecnologicamente avanzata mai vista prima. Ad avvalorare questa ipotesi il fatto che gli scavi siano iniziati in segreto e con una certa celerità. Qualunque cosa sia si tratterebbe di un oggetto vecchio di 12 mila anni! Al momento le autorità statunitensi negano qualsiasi scoperta archeologica a quelle latitudini ma, come esposto da un funzionario del Parlamento Europeo, la scoperta è di una tale portata che tutta la comunità scientifica continua a chiedersi cosa mai stia venendo alla luce in quell'area. Che esista qualche analogia tra la scoperta fatta dai satelliti e il misterioso “mulinello” spazio-temporale?

Noi ovviamente non lo sappiamo ne possiamo confermare la veridicità di tutti questi fatti ma, con le informazioni contenute in questo articolo, speriamo di avervi potuto dare tutti i riferimenti necessari per indagare ulteriormente sul caso.

lunedì 27 dicembre 2010

Al via la 26a spedizione italiana in Antartide

Articolo tratto da Montagna.tv (http://www.montagna.tv)
| Valentina d'Angella
Antartide (Photo freeforumzone.leonardo.it)

Antartide (Photo freeforumzone.leonardo.it)

BAIA DI TERRANOVA, Antartide — E’ in arrivo in questi giorni in Antartide la 26esima spedizione italiana, partita lo scorso 10 novembre da Ravenna. I ricercatori sono diretti verso la base italiana Mario Zucchelli a Baia Terranova per la campagna estiva che si svolgerà fino a febbraio 2011. A partire da marzo a novembre invece, comincerà quella invernale, che si svolgerà presso la base permanente italo-francese Concordia, sul plateau antartico.

Sono 140 persone in totale quello coinvolte nella spedizione in Antartide, un team composto tra ricercatori e personale tecnico-logistico, ospitato a Baia Terranova, a Concordia e in altre basi straniere, grazie ad accordi internazionali. Per la campagna invernale, 14 persone, sei delle quali italiane, faranno parte del contingente che affronterà l’inverno polare 2011, rimanendo nella Stazione Concordia in completo isolamento per nove mesi.

Il sistema di gestione del Programma nazionale ricerche in Antartide (Pnra) è stato ridisegnato con Decreto interministeriale del ministro Gelmini, di concerto con il ministero dello Sviluppo economico, in modo da consentire efficienza di esecuzione, maggiori economie di spesa oltre che garantire l’efficacia scientifica delle ricerche. La Commissione scientifica nazionale per l’Antartide viene nominata dallo stesso ministro con compiti di indirizzo strategico, il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) svolgerà compiti di programmazione e coordinamento scientifico, nonché di gestione e diffusione dei risultati prodotti. Infine l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologi, l’Enea, si occuperà della programmazione operativa e della gestione tecnico-logistica delle attività di ricerca nel continente antartico.

La campagna 2010-2011 del Pnra dispone di un finanziamento ministeriale di 18 milioni di euro, che consentirà di realizzare nuovi progetti di ricerca in diversi campi. Si svolgeranno infatti studi di geologia, paleo-clima, processi climatici, biodiversità, evoluzione ed adattamento degli organismi antartici, e di astrofisica.

“L’Antartide è un laboratorio di importanza strategica inestimabile – ha dichiarato il presidente del Cnr Luciano Maiani –. Le ricerche che vi vengono condotte sono essenziali per comprendere i mutamenti climatici su scala globale e per studiare le dinamiche del nostro pianeta”.

Cina: utilizzo dell'Antartide per scopi pacifici

Articolo tratto da: Radio Cina Internazionale (http://italian.cri.cn).

Il 25 dicembre il consigliere di Stato cinese signora Liu Yandong, in visita alla stazione scientifica cinese "Grande Muraglia" nell'Antartide, ha affermato che la Cina coopererà con la comunità internazionale per garantire l'utilizzo per scopi pacifici dell'Antartide.

La Cina, in qualità di paese negoziatore del "Trattato dell' Antartide", persisterà coerentemente nella ricerca scientifica nel quadro del sistema del trattato, cooperando strettamente con la comunità internazionale per tutelare efficacemente l'ambiente ecologico antartico e continuare a promuovere il progresso tecnico-scientifico, garantendo l'utilizzo per scopi pacifici dell'Antartide, così da salvaguardare il bene comune dell'umanità.